Paraventi: l’arte di nascondere e mostrare

Il nostro viaggio in quella che è una nuova (ma neanche più di tanto) cultura di fusione parte da quello spazio che accomuna l’utile e il dilettevole, un luogo dove il paravento ha certamente vinto la lotta contro lo scorrere del tempo grazie al suo fascino evocativo. Questo oggetto racchiude infatti diverse abilità pratiche e molti stimoli mentali, che gettano un ponte fra la sensibilità occidentale e l’estremo Oriente, prestandosi a nuove personali interpretazioni.

Il paravento fraziona lo spazio, ripara, nasconde qualcosa e mostra sè stesso. Nato in Cina durante la dinastia Han alcuni secoli prima di Cristo, il paravento era spesso decorato,  realizzato in legno e dipinto su superfici laccate. Poi divenne popolare anche nelle versioni in carta o seta. Nei secoli successivi, dalla Cina si diffuse fino al Giappone. In Cina le decorazioni più usate erano scene mitologiche, natura e vita di palazzo, mentre in Giappone fu rappresentata anche la vita quotidiana. Se guardiamo all’Europa,  dei paraventi vennero utilizzati a partire dalla fine del Medioevo, ma fu con le relazioni commerciali del XVII e XVIII secolo che i paraventi orientali arrivarono nel vecchio continente, complice anche l’ondata di Giapponismo che si diffuse in Europa nella seconda metà dell’Ottocento. Così, forte del ricordo di terre lontane e del loro gusto, il paravento entra ancora oggi nei nostri ambienti con innata eleganza, come un elemento capace di dare un nuovo significato allo spazio.  Val la pena dunque esplorare diverse ispirazioni che possono dialogare con i nostri arredi e con l’idea che desideriamo dare ad un’ambiente.

x_p0148_lChi è attratto dai paraventi cinesi, in lacca o seta finemente decorata, può trovare risposta al proprio gusto non solo nell’antiquariato, ma anche in paraventi contemporanei dipinti a mano. Un esempio arriva da Misha Handmadewallpaper, marchio fondato nel 2007 dall’architetto e designer di interni Chiara Enrico che, dopo aver vissuto e lavorato in Cina per cinque anni dal 2002 al 2007, è rientrata in Italia con l’idea di utilizzare la propria esperienza per la produzione di art-wallpaper, tessuti, ricami e complementi unici ed esclusivi, disegnati in Italia e realizzati con l’antica tradizione artigianale cinese della pittura a mano su seta. Una missione orientata a recuperare la bellezza e l’unicità dell’arte del fatto a mano. Di Misha ecco un esempio di Paravento classico in tessuto dipinto a mano con il motivo ‘Imperial Garden’ (foto accanto e main image, gentilmente fornita da Misha Handmadewallpaper – p.za Gramsci 8 Milano). Nell’armonia della decorazione su stoffa è racchiusa la reinterpretazione made in Italy di un elemento d’arredo che emana il fascino dell’Oriente.   www.mishawallpaper.com

13_akita-collection_paraventi-noshiro-ajiro-koshismallPer chi invece guarda ancora più a est, al paese del Sol Levante, sono un esempio di minimalismo e funzionalità giapponese i Paraventi Noshiro Ajiro & Koshi (foto accanto) della Akita Collection progettata dal designer Toshiyuki Kita. Realizzati in cedro rosso dall’artigiano Mori Kobo, questi paraventi esaltano le sensazioni del legno. Toshiyuki Kita, che da anni lavora per rivitalizzare le industrie locali giapponesi, ha collaborato con gli artigiani di Akita disegnando sedie, tavoli, set di tavolini e paravento per portare nuova attenzione sui mobili di legno in stile giapponese. L’Akita Collection è una serie di mobili realizzata in legno di cedro rosso proveniente dalla prefettura di Akita, nel nord del Giappone. Questa essenza di legno è molto importante per la vita giapponese ed è spesso associata alla dimensione spirituale: compare infatti nei santuari perché ritenuta tramite attraverso cui le divinità si spostano tra il Cielo e la Terra. www.akita-collection.com.

regina-del-lagoInteressante è anche l’interpretazione del paravento a pannelli come vera e propria opera d’arte, che assorbe l’idea iniziale del lontano Oriente come base di un’espressione personale. Così nasce l’occasione per reinterpretare uno spazio mutante che può superare il limite rappresentato dal quadro. Una scelta compiuta in passato da grandi artisti e che oggi, per esempio, vede cimentarsi altri pittori come Michele Costantini: “L’oggetto/opera in forma di paravento è assolutamente intrigante ed evocativo – sostiene Costantini – basti pensare a questa possibilità unica nel suo genere di poter essere posizionato nello spazio di una stanza e di poter essere spostato a piacimento a seconda della luce (luce che viene catturata in forma diversa sulla stessa immagine per la diversa inclinazione delle ante). Quindi movimento e ritmo in cui le ante sono come dei frames cinematografici.”  L‘opera La regina del Lago (foto accanto, gentilmente fornita da Michele Costantini) mostra la cifra personale di questo artista nato e formatosi a Milano, dove per sei anni è stato anche allievo del maestro giapponese Kenji Sumura. Illustratore prima, e dal ’95 orientato alla ricerca pittorica, Costantini ha realizzato diversi progetti e oggi lavora per l’associazione Pacefuturo di Biella che ha accolto 120 richiedenti asilo africani e pakistani, curando progetti artistici e seguendo uno spazio sperimentale dove poter dipingere, scrivere e modellare argilla 24h su 24.

di Anna De Pietri

20 febbraio 2017