Chinamen, al MUDEC un secolo di Cinesi a Milano

1_Matteo Demonte_Immagine ufficiale di Chinamen. Un secolo di cinesi a MilanoEcco una storia che val la pena raccontare per guardare l’iperbolica Milano da un altro punto di vista: le origini sconosciute della più antica comunità di migranti a Milano, quella cinese. A dire la verità a farlo non sono io, ma una mostra molto interessante che ho avuto l’occasione di visitare al MUDEC – Museo delle Culture di Milano, aperta dal 15 marzo al 17 aprile 2017.

La mostra, curata da Daniele Brigadoi Cologna (Università degli Studi dell’Insubria) e da Matteo Demonte, si intitola “Chinamen, un secolo di Cinesi a Milano” e approfondisce la cultura e le modalità di insediamento di una delle più numerose comunità presenti nel territorio milanese ed è la conclusione del programma culturale “Milano Città Mondo #02 Cina” organizzato dall’Ufficio Reti e Cooperazione Culturale del Comune di Milano e dal Mudec in collaborazione con l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano e Forum della Città Mondo.

Passeggiando fra testimonianze, cimeli, foto e guidati dal raffinato documentario-cartoon realizzato da Matteo Demonte e Ciaj Rocchi – abbinato ad una graphic novel che è anche catalogo della mostra (immagine sopra: di Matteo Demonte, immagine ufficiale di tutto il progetto “Chinamen” e copertina della graphic novel) – è possibile salire su una macchina del tempo e compiere un viaggio nel passato, alla scoperta di un capitolo inedito di storia urbana. Come è nata l’identità sino-milanese? E come si è trasformata la zona via Canonica, Sarpi e Porta Volta?  Ce lo racconta questa mostra, che pone il capoluogo lombardo al fianco di altre città europee e americane che dall’inizio del XX secolo sono state la meta delle prime ondate migratorie di uomini cinesi che altrove cercavano la loro fortuna. Viaggi che partivano per lo più dalla regione dello Zejiang e, per quanto riguarda l’Italia, dal villaggio di Longxiang nella valle di Fangshan.

Matteo Demonte_2Il sapore avventuroso della loro prima apparizione in un mondo lontano dove vestire i panni del “Chinamen” poteva anche essere sinonimo di una nuova identità: quella del cinese all’estero, cosmopolita, indipendente e padrone di nuove sfere di relazioni sociali a partire dalle quali costruire il proprio riscatto sociale. Dal fascino dell’expo mondiale di Milano del 1906, ai primi commerci in un tessuto cittadino che per la prima volta li incontrava (immagine sopra: di Matteo Demonte, frame estratto dal documentario “Chinamen” raffigurante un cinese venditore di perle finte e una donna pronta ad acquistare. Milano 1926, Colonne di San Lorenzo) alla discriminazione razziale del ventennio fascista che li portò fin nei campi di concentramento. Ma proprio in questi anni duri, la comunità cominciò a consolidarsi fra le stradine del ‘borgo degli ortolani’. In questi anni vennero gettate le basi che consentirono lo sviluppo delle migrazioni cinesi del dopoguerra e di rapporti familiari transnazionali che, nel corso del tempo e ancora oggi, non si sono mai del tutto interrotti.

In mostra, materiali di archivi pubblici e privati, documenti, fotografie, articoli e oggetti: come i ritratti di famiglia dello Studio Tollini che dal 1934, anno del primo matrimonio tra un’italiana e un cinese, testimonierà la vita del quartiere. O il portone originale de “La Pagoda”, il primo ristorante cinese aperto a Milano in via Fabio Filzi nel 1962. E ancora l’abito originale del viaggio, la macchina da cucire usata nei laboratori di pelletteria, i racconti sui venditori di perle “matte” degli Anni ‘20 dal Corriere della Sera. Sono solo alcuni dei pezzi che testimoniano la vita dei Chinamen e delle donne, italiane e cinesi, che furono al loro fianco, partecipando a un’evoluzione che arriva fino agli anni Ottanta, illustrando lo sviluppo di commercio, imprenditoria e associazionismo comunitario.

La visita a questa mostra è davvero un’opportunità per conoscere aspetti poco noti del passato italiano, che ci parlano di incontri fra culture e integrazione. Lo stile di questa esposizione è fresco e attuale, associa alla ricostruzione storica il tocco artistico di una veste grafica che si esprime con la suggestione delle immagini. Immagini che si fanno racconto animato, volto a mostrare radici lontane e vite nuove vissute in un altro Paese, che hanno fortemente caratterizzato e anche modificato alcuni luoghi delle nostre città, interagendo con esse e partecipando alla loro evoluzione. www.chinamen.it   www.mudec.it

Anna De Pietri

09 Aprile 2017