La musica degli 80 tra influenze e crossover

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Se c’è un terreno in cui le influenze hanno sempre prodotto piccole e grandi rivoluzioni capaci di segnare epoche, questo è la musica. Spesso in anticipo sulla società e la politica, o di pari passo con essi, la musica è sempre stata la pancia e il linguaggio per esprimere tradizioni, condizioni, ma anche per sperimentare la ricerca del nuovo. Ecco che allora il motore della musica ha generato un universo di stili e generi, per poi mischiarli e far nascere qualcos’altro di sempre meno definibile. Un periodo molto particolare, che ha segnato una ridefinizione del modo di fare musica, è stato senza dubbio quello degli anni ’80. (foto a sinistra, Background vector created by Kjpargeter – Freepik.com)

Certo il tema è affascinante e vastissimo, così per scandagliarlo ho chiesto aiuto a un copertina Gervasiniesperto, che sugli Eighties ha da poco pubblicato un libro: Musical 80  edito da WLM Edizioni (a destra, foto della copertina del libro gentilmente fornita dall’autore), un romanzo noir in cui il protagonista è costretto a rovistare proprio negli Anni di plastica per risolvere il suo primo caso. L’esperto in questione è Nicola Gervasini, che di musica ha scritto davvero tanto e ne ha ascoltata ancora di più. Prima di questo libro in cui risuona la musica di un’epoca, Gervasini ha scritto regolarmente di musica dal 1992 per varie testate e siti web di settore (Mucchio Selvaggio, Il Buscadero, Rootshighway, FilmTV). Nel 2009 il suo racconto La Pistola ha ottenuto la Menzione Speciale della Critica al Concorso Quaderni Rock del MEI e nel 2010 ha pubblicato Rolling Vietnam – Radio-grafia di una guerra (Pacini Editore), romanzo storico vissuto tramite le canzoni che hanno raccontato la guerra del Vietnam.

 

Nicola, senza scomodare il Jazz e la Classica, le influenze che ruolo hanno avuto nella musica degli ultimi decenni?

“Il confine tra influenza e plagio nel mondo della musica del Novecento, soprattutto in area ‘Rock’ (termine che uso nel suo senso più omnicomprensivo, e cioè un grande melting pot di tutta la musica dal 1955 in poi), è sempre stato molto labile e sfumato. In pratica, non esiste artista che non si sia fatto influenzare da altri, o che spesso non abbia deciso di fare un’opera o un brano con un riferimento stilistico ben preciso. Esiste un momento però in cui la storia del Rock ha smesso di essere un continuo rigenerarsi creativo di nuovi stili nati da questo continuo influenzarsi: gli anni 80. C’è un prima e un dopo lo scattare di quel decennio: prima esistevano generi ben definiti, con addirittura mercati e pubblici diversi. Esistevano classifiche Billboard per il Country, per il Soul, per il Pop. Si poteva anche attraversare lo steccato stilistico, ma senza uscire dal seminato del proprio pubblico di riferimento, e così anche Ray Charles o le Supremes realizzarono dischi di canzoni Country, ma sempre da vendere al proprio pubblico, così come nel Country spesso si affrontavano brani dei Beatles o della soul-music.”

…e dopo lo scattare degli Ottanta?

“Gli anni 80 furono il momento in cui questa divisione ebbe ufficialmente fine: le nuove generazioni di musicisti si fecero influenzare dal rock psichedelico degli anni sessanta come dal Soul, dal Country come dalla musica Progressive inglese, dal Glam-rock anni settanta come dal Philly Sound, abbattendo così definitivamente le divisioni tra i generi. Le classifiche degli anni ottanta erano per la prima volta unificate, e offrivano una gamma di stili completa, dal primo rap allo Smooth-pop inglese del periodo spesso sporcato di Jazz, dall’Hair Metal tutto capelli e bionde Pin-up, al Roots-rock americano, dove Country, canzone d’autore e suoni alla Rolling Stones convivevano per la prima volta.

Provate a parlare di musica con chi è nato nei Settanta come ascoltatore, e vi dirà che se vi piace il Prog, difficilmente potrete apprezzare anche il Punk, e viceversa. Ma se parlate con un figlio culturale degli anni ottanta, vi parlerà di Rock come di un unico contenitore dove Gun’s N Roses, Dire Straits, Sonic Youth e Duran Duran possono anche vivere in sintonia.”

Ci sono dei dischi che racchiudono le tracce di questo passaggio?

 

1.Flat-80`s-Style-Background-1“Ci sono dei dischi cardine che hanno definito l’incontro definitivo di culture: l’inizio di tutto fu sicuramente Remain In Light dei Talking Heads nel 1980, dove l’elettronica di Brian Eno, la nervosa new wave-dance della band, e una serie di coraggiosi innesti di world-music e ritmi tribali, creò il primo capolavoro stilisticamente indefinibile della storia. Nel 1986 arrivò il fondamentale Graceland di Paul Simon, capace di mettere sullo stesso vinile il Tex-mex dei Los Lobos con canti africani, il tutto al servizio di un songwriter di razza e in particolare stato di grazia. Operazione già tentata In fondo da un Carlos Santana ancora coraggioso, che nel 1983 pubblicò il disco Havana Moon, atipico pentolone dove fece bollire musica Latina, il Country di Willie Nelson, Rock and Roll e Soul. (foto a sinistra, Background vector created by Freepik)

Altro disco simbolo del decennio è The Dream Of The Blue Turtles di Sting, che si fece porta-bandiera di una passione tutta britannica per il Jazz statunitense, già prima di lui comunque sperimentata dagli Style Council di Paul Weller, da Sade o dai dimenticati Working Week. Ancora da ricordare Around The World In A Day di Prince, vero punto d’incontro tra funky, Jimi Hendrix e Beatles, fino agli esperimenti che anticiparono il cosiddetto ‘crossover’, termine con cui si identificò la prassi di unire stili apparentemente inconciliabili a fine anni 80. Per cui se il Rap sposò l’Hard Rock (Walk This Way dei Run DMC e Aerosmith), il Twist (The Twist dei Fat Boys con Chubby Checker) o l’Heavy Metal (Bring The Noise dei Public Enemy con gli Anthrax), si procedette anche in senso inverso con rock-band che si diedero al Rap (Faith No More, Beastie Boys e Red Hot Chili Peppers) o band dalla pelle scura che proposero sonorità da hard-band (Living Colour)

Il tutto in un clima artistico dove appariva ormai normale che un artista africano unisse le forze con una vecchia gloria del Progressive rock (Peter Gabriel & Youssou N’Dour), ma l’elenco sarebbe ancora lungo. Oggi anche il termine crossover è superato e caduto in disuso, e neanche ci si sorprende più che un giovane artista attinga da almeno dieci fonti storicamente nate in contesti diversi, spesso neanche riconoscendo la radice originale, ormai relegata agli archivi storici e al culto degli appassionati.”

In questo rimescolare, c’è qualcosa che non cambia mai?

“L’arte esiste solo laddove esiste un artista che non si chiude al mondo, ma che ha occhi e in questo caso orecchie per sentire cosa succede intorno a lui e la capacità – questa sì non comune – di filtrare il tutto attraverso la propria personalità e di non replicare il tutto in maniera calligrafica. Perché negli anni duemila non esiste più la domanda ‘chi ha inventato cosa?’, ma ‘chi lo sa ancora esprimere meglio?’ “

Beh, che dire. Grazie Nicola per questo salto negli anni 80. Quasi quasi prendo i miei vecchi vinili e  li riascolto… con un pizzico di nostalgia per i video di Mtv.

 

di Anna De Pietri

27 novembre 2017